Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS)

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La TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) convenzionale è stata sperimentata, a partire dagli anni Venti, su pazienti che avevano subito l’asportazione chirurgica delle ovaie. La terapia a base di estrogeni guadagnò maggiore diffusione negli anni Sessanta, a partire dal 1966 quando il ginecologo statunitense Robert Wilson pubblicò Forever Feminine (Donna per sempre), un libro in cui promuoveva la terapia ormonale come garanzia di sessualità attiva e arma contro l’invecchiamento: negli anni in cui le giovani donne conquistavano la pillola, le cinquantenni trovavano un modo per contrastare l’avanzamento dell’età.

Così dagli anni ’60 la TOS viene usata nelle donne in menopausa per alleviarne i sintomi principali. La terapia si basa sul principio che i sintomi tipici del periodo climaterico siano dovuti alla nuova situazione ormonale caratterizzata da un calo di estrogeni ovarici e di progesterone. Quindi l’introduzione degli ormoni “mancanti”, attraverso diverse vie di somministrazione, può sopperire allo squilibrio e di conseguenza alleviare i sintomi. Oggi la TOS è prescritta non solo per la risoluzione dei sintomi, ma anche per la prevenzione delle patologie che peggiorano nella donna in post-menopausa, come l’osteoporosi.

Una quindicina di anni fa, lo studio WHI (Women’s Health Initiative) ha evidenziato un aumento del rischio di cancro e di disturbi cardiovascolari nelle pazienti che avevano assunto la TOS per lunghi periodi, cambiando la percezione dei medici e delle donne sull’uso della terapia. Studi più moderni, però, hanno messo in luce i limiti del WHI, perché i risultati erano frutto di dati raccolti su un campione non rappresentativo delle donne che entrano in menopausa intorno ai 50 anni. Lo studio ha però, aiutato a comprendere quali sono le donne che davvero possono beneficiare della terapia ormonale e che la dose, la durata e il tipo di ormone utilizzato possono fare una grande differenza nel determinare il rapporto rischio/beneficio per ogni singola paziente.

Come si somministra
La TOS, sia terapia di soli estrogeni sia terapia combinata (estrogeni + progestinici), è attualmente somministrabile per via orale, transdermica (mediante cerotti o creme-gel) e vaginale.

Attenzione!
La TOS non è indicata in caso di tumore alla mammella pregresso, sospetto o accertato, altri tumori ormono-dipendenti (ad esempio dell’endometrio) sospetti o accertati, sanguinamenti vaginali non diagnosticati, malattie tromboemboliche o tromboflebiti in atto o recenti, malattie epatiche gravi, malattie cardiovascolari e cerebrovascolari.

La Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) vista da vicino
Abbiamo definito la menopausa come “l’evento fisiologico che segna nella donna il termine dell’età fertile, rappresentato dalla cessazione definitiva delle mestruazioni”. Il termine di origine greca significa proprio questo: “μήν” (men), mese; e “παύση” (pause), cessazione.

In campo medico al posto della parola “menopausa”, che si riferisce all’ultima mestruazione (in contrapposizione a “menarca”, che invece indica la prima), si preferisce usare “climaterio”, dal greco “κλιμακτήρ” (klimactèr), scalino, passaggio critico, che si riferisce all’intero periodo. E si considera quindi post-menopausa tutto il periodo dopo l’ultima mestruazione.

Per contrastare i disturbi generalmente connessi a questa fase dell’esistenza, è stata messa a punto da diversi anni la TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) o HRT (Hormone Replacement Therapy). La TOS è l’unica terapia veramente efficace nella cura della sindrome climaterica, nella prevenzione dell’osteoporosi che può manifestarsi nei primi 10 anni dopo la menopausa e, in generale, nel mantenimento di un buon equilibrio psicofisico.

Se scelta accuratamente nei tempi e nei modi giusti, cioè nel periodo iniziale della menopausa, il rapporto rischio-beneficio della TOS è assolutamente favorevole, almeno per i primi 5-7 anni, periodo di tempo dopo il quale, tale rapporto va rivalutato per ogni songola paziente, magari cambiando dosaggio e /o tipo di TOS.

Esistono due tipi di TOS:

  • convenzionale, basata sul solo estrogeno (generalmente nelle donne senza utero) o sulla associazione di un estrogeno e di un progestinico (il progestinico è una molecola che svolge un’azione simile a quella avolta dal progesterone naturale
  • selettiva, che sfrutta le proprietà di una molecola che esprime un’azione di tipo ormonale su base locale, con differenze di attività a carico dei differenti organi (in altre parole, è una terapia in grado di avere effetti positivi su lacuni organi bersaglio, come l’osso o la vagina, e di avere limitati o nulli effetti negativi su altri tessuti, come la mammella o l’utero).

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